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giovedì 23 gennaio 2014

ASP MORO: IL CONSORZIO VIVES SI AGGIUDICA IL SISTEMA DEI SERVIZI D’AMBITO

ASP MORO: IL CONSORZIO VIVES SI AGGIUDICA IL SISTEMA DEI SERVIZI D’AMBITO


Il primo gennaio 2014 il Consorzio Vives ha avviato la gestione del sistema dei servizi che fanno capo all’ASP “Daniele Moro” di Codroipo, Ente Gestore dell’Ambito Distrettuale 4.4.
SI tratta per il CONSORZIO VIVES, promosso da Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI tre importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia, del primo importante banco di prova.
La nuova aggregazione, forte di una più che ventennale esperienza di gestione di servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale e nel Veneto orientale, diviene così oggi uno dei più autorevoli competitor del sistema di Welfare regionale.
L’ASP Moro rappresenta un unicum in regione come soggetto gestore di una molteplicità di servizi su un ampio territorio costituito da 11 comuni del comprensorio codroipese: Casa di riposo, Servizio Educativo Territoriale, Servizio di Assistenza Domiciliare, Centro diurno anziani, trasporti sociali e tutte le attività di manutenzione, guardania, pulizia che un complesso sistema strutture  e prestazioni sociali comporta.
Bandita nell’autunno scorso la gara ha segnato un passaggio: un ritorno alla Cooperazione Sociale regionale di uno delle più importanti e complesse gare del territorio regionale. La somma dei servizi in appalto  infatti ha un fatturato annuo complessivo di oltre tre milioni e settecentomila euro e, grazie ad un importante accordo sindacale stipulato nel passaggio dal precedente gestore, il Consorzio VIVES ha salvaguardato oltre 130 posti di lavoro fra cui molti Educatori, Operatori Socio Sanitari e Assistenti domiciliari.

I cittadini dell’Ambito potranno così continuare a fruire della qualità delle prestazioni sociali che fino ad oggi hanno servito oltre 90 ragazzi nei servizi educativi (S.E.T.), 270 fra anziani e disabili di assistenza domiciliare (S.A.D.) e 130 ospiti presso la Casa di Riposo di Codroipo.  Sono numeri  che danno la dimensione di un insieme di persone, operatori, responsabili, coordinatori, manutentori ed anche cittadini, rappresentanti istituzionali e non che saranno chiamati a lavorare per il mantenimento e la crescita di questa importante realtà regionale.
Il CONSORZIO VIVES nasce ad aprile 2013 con lo scopo dichiarato di affrontare le profonde trasformazioni in atto nelle politiche sociali, intende proporsi sul mercato in modo competitivo, efficace ed innovativo.
Le promotrici Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI sono fra le più importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia. Da circa 20 anni gestiscono servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale e nel Veneto orientale.


giovedì 18 luglio 2013

NASCE VIVES: un consorzio per il futuro



NASCE VIVES: un consorzio per il futuro

Si è costituita lo scorso 4 aprile una nuova realtà cooperativa: il CONSORZIO VIVES. Nato con lo scopo dichiarato di affrontare le profonde trasformazioni in atto nelle politiche sociali, intende proporsi sul mercato in modo competitivo, efficace ed innovativo.
Le promotrici Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI sono fra le più importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia. Da circa 20 anni gestiscono servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale e nel Veneto orientale.
Complessivamente il Consorzio Vives rappresenta un aggregato di 1.250 soci-lavoratori, regolarmente inquadrati nel CCNL di riferimento, e intrattiene rapporti con oltre 50 Enti e Amministrazioni pubbliche ed offre i suoi servizi a fondazioni, associazioni e privati cittadini. Il loro volume aggregato nell’esercizio 2012, è stato di oltre 34 milioni di euro.
Il Consorzio nasce da un concreto e diffuso radicamento su tutto il territorio regionale e intende agire in coerenza con i valori della cooperazione sia in Friuli Venezia Giulia sia nelle regioni del Nord Italia in cui sarà possibile intraprendere azioni di sviluppo. Diffondere il modello cooperativo, che le consorziate, nella propria specificità rappresentano, significa consolidare esempi di eccellenza e innovazione in ogni ambito di servizi alla persona.
Il Consorzio svilupperà le proprie azioni commerciali in un'ottica di progettazione innovativa e partecipata coniugando l’efficienza e la qualità dei servizi erogati con l’attenzione al territorio e la promozione di un welfare di comunità.
Le Cooperative hanno costituito da oltre un anno la Rete per l’innovazione nel sociale, strumento di sviluppo di progetti innovativi che offre un importantevalore aggiunto sociale all’offerta del Consorzio Vives. L’integrazione delle politiche di sviluppo, delle progettazioni dedicate e delle sperimentazioni sul territorio, con le attività consortili attente alla qualità dei servizi, al rispetto dei contratti e alla sostenibilità delle proposte, sarà un nuovo modo di faremarketing sociale.
L’obiettivo strategico del Consorzio è di andare a incidere direttamente sulla vita dei cittadini, attuando progetti di ricerca, innovazione e sperimentazione di nuovi servizi nel campo socio-assistenziale, educativo, sanitario, implementando buone prassi ed esperienze significative già avviate sul territorio regionale o nazionale.
Il Consorzio ha prima di tutto cura dei propri lavoratori, dei soci e delle socie delle Cooperative, riconoscendo in essi il valore fondante del lavoro di cura. Un’attenzione che diviene parametro imprescindibile per l’esecuzione e la gestione dei servizi.
Il Consorzio, anche grazie alla Rete per l’innovazione nel sociale, intende in modo trasparente ed etico, promuovere e favorire l'emanazione di provvedimenti legislativi ed amministrativi di promozione e di sostegno alla cooperazione, ed insieme operare per una rivisitazione del sistema di welfare promuovendo interventi sul territorio che possano coinvolgere la comunità, le istituzioni ed il privato, sociale e non.

Il Consorzio è iscritto all’albo regionale delle cooperative Sociali dal sei giugno ed è completamente operativo. Il Consiglio di amministrazione è composto dai Presidenti delle tre cooperative associate a Fabio Fedrigo (FAI), Franco Fullin (Codess FVG) e Felicitas Kresimon (Duemilauno Agenzia Sociale). Il CDA è presieduto da Franco Fullin.
L’Ufficio Ricerca e Sviluppo è composto da Andrea Satta, Coordinatore della Rete per l’innovazione nel sociale, e Cristina Benes, coordinatrice d’area di Duemilauno Agenzia Sociale.

Valori aggregati 
Valore della produzione 34.264.734,73
Numero soci 1252
Ore lavorate: 1.707.357
Ore di formazione: 23.804

Consorzio VIVES P.iva 02735440303 Iscrizione Albo Regionale Cooperative Sociali n° 382 sez. C
Sede legale via Trieste 89, Udine

mercoledì 9 gennaio 2013

Nido Diffuso, comunicato regionale

19.12.2012 12:18

FAMIGLIA: MOLINARO, IL NIDO DIFFUSO È INNOVATIVO PER LA PRIMA INFANZIA

Udine, 19 dic - Copertura dell'intero territorio regionale, calcolo del rapporto costi-benefici, utilizzo del know-how aziendale e dell'esperienza intersettoriale: sono questi i principi del Nido diffuso, presentato oggi a Udine dall'assessore regionale alla Famiglia Roberto Molinaro, da Franco Fullin e Andrea Satta, rispettivamente presidente e coordinatore della Rete per l'innovazione nel sociale, e da Cristina Benes, referente dell'area Nido di Duemilauno agenzia sociale.
L'iniziativa "è un'intuizione felice portata avanti da tre grandi Cooperative regionali che già forniscono servizi per la prima infanzia", osserva Molinaro, sottolineando l'innovatività di un progetto "destinato a cogliere e soddisfare i bisogni delle famiglie ed in particolare di quelle che vivono in aree a popolazione sparsa, dov'è più difficile intervenire con i tradizionali asili nido per i bambini in tenerissima età". Per come è stato concepito, "il Nido diffuso è in linea con le aspettative dell'Amministrazione regionale", ha dichiarato ancora l'assessore, affermando di avere avuto oggi "il piacere di vedere tradotte in realtà, per la prima volta, le intuizioni del Regolamento (DPR 230/2011) di attuazione della legge regionale 20/2005 di cui un anno e mezzo fa la Regione si è dotata per una diversificazione dei servizi e soprattutto per fare in modo che tutti i bambini, ovunque essi siano sul territorio regionale, potessero godere delle stesse opportunità". Il Nido diffuso, hanno detto i relatori, si propone come un modello di gestione per le strutture della prima infanzia, ma anche come un nuovo modo di fare welfare locale che corrisponda ai bisogni dei cittadini e delle famiglie. In pratica una rete innovativa ed incentrata sulla cooperazione, che si rifà al modello tedesco Tagesmutter, applicato in Italia in Trentino-Alto Adige, e viene proposta a complemento dei servizi per la prima infanzia.
Secondo le intenzioni dei suoi ideatori, il Nido diffuso vuol coniugare esperienza, competenza ed innovazione e basa i suoi presupposti operativi sulla diffusione ampia attraverso l'accoglienza di piccoli gruppi di bimbi (cinque al massimo) seguiti da un'educatrice e la predisposizione di servizi personalizzati. La presenza a monte di un sistema direttamente gestito dalle cooperative promotrici (Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI) che lo scorso maggio hanno dato vita alla Rete per l'innovazione nel sociale assicura un coordinamento costante, formazione continua ed un qualificato supporto pedagogico ed amministrativo. Le tre cooperative, il cui volume d'affari nell'esercizio 2011 è stato di oltre 33 milioni di euro, rappresentano, ciascuna nella propria specificità, esempi di eccellenza ed innovazione. Complessivamente progettano e realizzano servizi a favore di migliaia di persone, impiegando circa 1.300 soci-lavoratori regolarmente inquadrati nel CCNL di riferimento e intrattenendo rapporti con oltre 50 Enti, in gran parte Amministrazioni pubbliche. ARC/LVZ
Allegato   Ascolta le dichiarazioni di Roberto Molinaro rilasciate alla presentazione del servizio di Nido diffuso, a Udine il 19 dicembre 2012 - Formato MP3
Roberto Molinaro (Assessore regionale Famiglia) alla presentazione del servizio di Nido diffuso. (Udine 19/12/12)

mercoledì 12 dicembre 2012

Progetti per le famiglie: il nuovo welfare passa per l'associazionismo?


Progetti per le famiglie: il nuovo welfare passa per l'associazionismo?
Andrea Satta e Elisa Giuseppin

La famiglia diviene sempre di più lo snodo delle politiche regionali di welfare. Questa svolta, iniziata ormai da alcuni anni con l'approvazione della L.R. 11/2006, ha visto una sua concreta realizzazione nella erogazione dei contributi legati al Bando Famiglia 2012.
Sabato 29 settembre, alla presenza dell'assessore Roberto Molinaro e dei rappresentanti dell'Area Welfare di Palmanova (Ente gestore del finanziamento), sono state date le prime indicazioni sulla realizzazione dei progetti.
La dott.ssa Carrà dell'Università Cattolica di Milano, ha delineato le prospettive future di integrazione fra sistemi socio-assistenziali e associazionismo familiare. Si tratta di un approccio che affonda le sue radici nel Libro Bianco La vita buona nella società attiva del 2009 in cui la famiglia e la partecipazione degli attori comunitari era stata delineata come possibile risorsa del sistema di welfare.
[la famiglia] è soprattutto il nucleo primario di qualunque Welfare, in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perché sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli e innovazioni.
Il ministro Sacconi aveva individuato l'ossimoro di universalismo selettivo come cardine del sistema misto di welfare.
È un modello che valorizza la responsabilità degli individui e la capacità dell’attore pubblico di stabilire ordini di priorità e dosare le risorse per mantenere il più possibile ampia la platea delle prestazioni e dei beneficiari, nel rispetto degli equilibri finanziari e senza introdurre discontinuità nei trattamenti.
I dati e le tecniche che gli intervenuti al convegno hanno evidenziato come buone prassi, passano tutte attraverso lo spontaneismo familiare che si struttura per divenire associazionismo e poi comunità.
Si passa dunque da una visione assistenziale, in cui professionalità, strutturazione e normazione hanno un peso predominante, ad un sistema che vede nella capacitazione (empowerment) dei fruitori finali il modello predominante.
In questo contesto quale diventa il ruolo dell'operatore, quale quello della cooperazione sociale? Che fine faranno gli investimenti della cooperazione nella formazione? Che fine faranno le risorse umane e finanziarie messe in campo per la crescita dei propri operatori?
La risposta, che solo parzialmente ci soddisfa, è che l'operatore in primis, e poi la cooperazione sociale, debbano diventare degli agenti di stimolo all'autorganizzazione familiare e comunitaria. Ciò significa ridefinire il ruolo dei servizi, la tipologia degli interventi e la destinazione dei finanziamenti in funzione di un welfare ancora da costruire e i cui confini rimangono, nonostante la buona volontà e l'impegno dell'Assessorato alla Famiglia, incerti.
Il bando famiglia, a cui FAI ha partecipato e ottenuto il finanziamento, è così occasione per dimostrare come il welfare aziendale possa divenire una buona prassi di quest'alchimia, ovvero la palestra in cui i soci (familiari e al contempo lavoratori) possano trovare nuove forme di autosostegno, partecipazione e condivisione degli obiettivi generali.
L'ottimo successo del Bando, pubblicato in febbraio, indica come sia forte e presente il bisogno di intervenire in aree scoperte, come ad esempio quelle dedicate all'infanzia e alla formazione, così come appare evidente dalla distribuzione territoriale, la forte vocazione associativa delle Provincie di Pordenone e Udine.
Un punto di forte criticità è dato dalla bassa presenza di cooperative sociali quali soggetti proponenti, evidenziando ancora un forte scollamento fra indirizzi politici e attuazione degli stessi nel contesto cooperativo. Infatti dei 123 progetti approvati, solo 8 sono stati ottenuti dalla cooperazione sociale, nonostante fossero, insieme alle associazioni, i soggetti attuatori del Bando.
C'è da chiedersi quale sia la ragione di questa bassa partecipazione in un momento di forte crisi e di difficoltà di accesso ai finanziamenti. Una prima spiegazione potrebbe stare nella difficoltà delle organizzazioni complesse, e l'impresa sociale sicuramente lo è, a cogliere i cambiamenti in modo veloce e leggero. D'altra parte le cooperative sono oggi i soggetti principali del sistema di welfare locale e il loro coinvolgimento è il criterio guida per la realizzazione del sistema integrato di servizi e interventi, come la L. 328/00 e la L.R. 6/2005 hanno definito ormai da anni. La capacità delle Cooperative di innovare, di competere, di rispondere in modo professionale ai bisogni è uno dei tasselli, forse uno dei più importanti, dell'intero sistema di welfare e la partecipazione a questi processi sistemici non può essere delegata ai rappresentanti dell'associazionismo e del volontariato che hanno altro ruolo e altra capacità di intervento.
In conclusione la partecipazione a progetti che pongano in primo piano la famiglia diviene per le cooperative, e il percorso sulle politiche di conciliazione FAI lo dimostra, un metodo di lavoro in cui è l'empowerment dell'intero sistema aziendale a produrre il vero valore aggiunto per la comunità.

Il Piano di zona: Governance, Integrazione, Partecipazione.


Il Piano di zona: Governance, Integrazione, Partecipazione. Bastano tre parole per essere risorsa partecipativa?
Andrea Satta

Le parole hanno significato per quel che attuano.
I nuovi Piani di Zona che ogni Ambito Distrettuale dovrà predisporre sono una grande opportunità e insieme un enorme rischio.
Esistono, infatti, strumenti che appaiono fin dal primo momento funzionali ai processi di pianificazione territoriale, esistono altri che hanno bisogno di una lunga gestazione e spesso rischiano di nascere quando i fratelli sono già troppo grandi e camminano con le proprie gambe. Abbiamo visto come il terzo settore, la cooperazione, ma anche la politica a volte, abbia la capacità di affrontare la contingenza e di produrre risposte immediate ed idonee. Certo sono figli illegittimi (senza legittimità normativa) ma sono pur sempre figli.

Il welfare, parola inglese che mutuiamo con estrema leggerezza, è un sistema complesso, arzigogolato, intrecciato. Il Piano di Zona vorrebbe ordinarlo, rendere il sistema più efficiente, efficace ed economicamente sostenibile. Le tre E sono sempre più presenti e, oggi con la crisi che travolge tutto e tutti, la terza E di economia diviene più che una speranza una minaccia.
Ci sono strumenti, anche se la terminologia sociale e istituzionale può essere fuorviante per i non addetti ai lavori, che dovrebbero fornire il modo per andare ad erogare servizi, interventi, finanziamenti. Il Piano di Zona è lo strumento principe di questo complesso e non sempre comprensibile processo di programmazione locale.
Partiamo dal capire che quando si parla di programmazione non si parla ancora di risultati, quando si parla di progetti non si parla ancora di azioni concrete. Insomma fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
Il mare, nel nostro caso sono i prossimi tre anni 2013/2015, è vasto e l'imbarcazione con cui le istituzioni si propongono di navigarlo, sembra essere un po' stretta e soprattutto priva dell'essenziale carburante finanziario. Infatti proprio la dotazione economica sembra essere, insieme alla scelta delle priorità di intervento, il vero tallone di Achille dell'intero dispositivo normativo. I fondi, di cui i singoli Piani di zona (e in provincia di Pordenone saranno 5) potranno fruire, sono gli stessi con cui si erogheranno i servizi e gli interventi. Per usare una metafora parlamentare sembra che questi Piani di zona servano più a mettere in ordine l'esistente che a creare innovazione. Insomma sono una sorte di legge quadro che raccoglie in alcune aree l'esistente, lo sistematizza e lo rioffre semplificato alla cittadinanza. Se così fosse già si sarebbe ottenuto un notevole risultato. Ma a che prezzo?
Le linee guida, l'apparato normativo, la predisposizione di programmi, di progetti e di processi di governance possono apparire come una mole di lavoro e di impegno abnorme e di cui ancora non si comprende la reale ricaduta sul sistema di erogazione dei servizi.
Si tratta in questa prima fase di processi governance, altra parola che significativamente non ha traduzione in italiano, ovvero di quel complesso sistema di gestione e governo delle leggi, delle norme, relazioni che servono a predisporre un processo partecipativo.
Governance significa, almeno nella declinazione sociale di cui parliamo, coinvolgimento, partecipazione, ascolto, raccolta bisogni, istanze, proposte, in una parola tavoli. La parola oltre evocare un (magro) banchetto ha, sui professionisti del sociale, un effetto rassegnato di grande dispendio di energie e di basso risultato poi sul piano attuativo. Purtroppo, e credo per una cattiva interpretazione dell'assunto partecipativo, i tavoli sono risorse di grande valore che però rimangono ingabbiati in un dispositivo che ha già in se le risposte.
Dopo l'esperienza 2006/2008 del primo Piano di Zona la parola d'ordine rimane ancora l'integrazione Socio Sanitaria. Si tratta di un'integrazione che, nei fatti, stenta a decollare e che rimane speranza prima ancora che progetto. Eppure da essa non si può prescindere in un sistema che a livello locale, regionale e nazionale e, parzialmente, europeo, si sta posizionando su tre macro aree di lavoro: Occupabilità, Sanità e Famiglia. Ciò obbliga il Sistema dei Servizi Sociali (dei Comuni) a confrontarsi non solo nelle aree ad alta integrazione sociosanitaria ma anche nel mercato del lavoro e nella comunità, con tutto quello che significa questa enorme parola/contenitore.

Come tutti gli strumenti anche il PDZ non ha valore etico ma la scrittura, la costruzione, gli indirizzi politici, morali e a volte etici per cui questo strumento è stato scritto sono chiari: intervenire nella ridefinizione del sistema di welfare, intervenire in aree ritenute scoperte o di particolare interesse comunitario e contingente (aree materno-infantile, disabilità, anziani, inserimento lavorativo, famiglia e genitorialità).
C'è da chiedersi se ha valore etico il coltello o il fatto che si usi per uccidere, così c'è da chiedersi se il PDZ debba essere giudicato per quello che è in potenza o per quello per cui verrà utilizzato.
In tutto questo la Cooperazione Sociale? Sembra un po' un convitato di pietra, che però è presente e partecipante ai processi di erogazione dei servizi.
Anche questa come tante altre volte è una questione di significati che vogliamo dare alle parole. Cooperazione non è forse sinonimo di partecipazione?

Uno spettro si aggira per Riva del Garda: lo spettro dell'Innovazione


Uno spettro si aggira per Riva del Garda: lo spettro dell'Innovazione.
Resoconto di una grande speranza.
Workshop sull'innovazione sociale di Iris Network
Andrea Satta, Coordinatore Rete d’Impresa

L'innovazione aleggia come un fantasma fra le sale di Riva del Garda. Tutti ne parlano, tutti la cercano, tutti vorrebbero vederla seduta al loro tavolo.

In questi ultimi mesi l'innovazione è diventata la parola d'ordine, tutto è diventato SMART, ICT, VENTURE CAPITAL, STARTUP, CLOUD, AAL... Una sbornia che sarà difficile da smaltire e che ci lascerà un gran mal di testa.
Il decimo Workshop di IRIS Network ha deciso di puntare tutto sull'innovazione, al limite di tempo massimo per la preiscrizione al nuovo torneo o tornata di fondi Europei e nazionali.
Senza innovazione non si innova, verrebbe da dire tautologicamente, ma cosa questo significhi per il sociale è assai difficile a dirsi: diventare tecnologici o diventare altro.
Stefano Borzaga nel suo intervento ha detto una cosa lapalissiana a cui probabilmente tutti noi, che con il welfare abbiamo a che fare, dobbiamo adeguarci: il mercato e il capitalismo non sono la stessa cosa.
La Cooperazione Sociale in Italia si immedesima con l'impresa sociale creando fin dall'inizio quel grande fraintendimento in cui impresa appare quasi una parola da lasciare in secondo piano, perché ha a che fare prima con capitale che con mercato. Ed è qui che si vuol far passare il cammello nella cruna (anche se si trattava di una gomena): fare impresa in un altro mercato, in un'altra società. É tutto nascosto nel suffisso altro (AltroMercato, Altraeconomia) come a volersi distinguere dai cattivi, quelli dell'Economia, della Finanza, del Capitale.
Il rapporto di IRIS Network, e soprattutto il clima del convegno, hanno però evidenziato che le condizioni non sono più tali per creare altro, per distinguere fra buoni e cattivi. Bisogna entrare nel mercato (quello unico Europeo prima di tutto) portando quel IVA sociale in cui la I sta per Innovazione.
Torniamo dunque alla parola magica. Luca Fazi, sempre acuto e previdente, ci ricorda che esistono almeno quattro tipi di innovazioni: incrementale, espansiva, evolutiva e totale.
Tutti noi abbiamo sbirciato le slide che accompagnavano l'intervento finale e abbiamo sogghignato pensando ai concorrenti espansivi, e lo stesso hanno fatto di noi i concorrenti. Insomma tutti avremmo voluto poter dire che siamo innovativi totali: L'innovazione totale [...] implica la sperimentazione di nuovi modi di lavorare e organizzare i servizi fornendo risposte a bisogni prima non considerati.”
Come non sentirsi coinvolti e adatti a tale approccio, come non pensare ad un altro modo di essere attori sociali, pro-attivi, propositivi, innovativi. In una parola SMART. Gli acronimi si sprecano e SMART è divenuta la parola senza la quale non si può fare nulla. È l'integrazione dei primi anni 2000 ed il glocal della fine dei '90.
Per essere smart non basta avere la tecnologia, bisogna che qualcosa o qualcuno sostenga l'utilizzo degli strumenti ICT, bisogna che affianco al tablet collegato in clouding ci sia una noiosissima e utilissima capacità di ripensare alle proprie aziende, al proprio sistema di governance, alla propria mission. Insomma ad un numero notevole (eccessivo) di termini inglesi.
Il mercato, dalla ventosa Riva del Garda, appare un grande fratello che tutto controlla e tutto governa, un sistema da scardinare a favore di un mondo migliore. Ma è veramente così? Non pecchiamo noi (co)operatori di Ybris nel voler andare contro gli dei? Il mercato non è un golem malvagio, non è un qualcosa altro da noi, ma è il modo con cui effettuiamo i nostri scambi, le nostre relazioni economiche. Se solo comprendessimo che un altro mercato è sempre possibile, perché gli attori di questo mercato siamo noi. La vera novità sarebbe accettarne le regole senza ipocrisie e cambiarle da soggetti autorizzati a farlo, ovvero da importanti, fondamentali soggetti economici.
Ho l'impressione che la vera innovazione passi proprio per quell'IVA di cui parlavo prima, da quella percentuale di Innovazione che mettiamo nel nostro agire economico, da quella capacità di indirizzare le scelte della società verso transazioni economiche (e relazionali, ammesso che ci sia differenza) che definiamo etiche o, come preferisco, responsabili.
Il concetto di responsabilità deve andar prima di quello di eticità, le scelte sono etiche se sono responsabili, se hanno la capacità di far corrispondere la risposta al bisogno e di farlo senza che questo crei un nuovo bisogno peggiore del primo.
L'innovazione passa dunque attraverso la responsabilità, e non è un caso che senza Corporate Social Responsability il sistema non regga, e la responsabilità passa attraverso il cambiamento, l'autodeterminazione e la consapevolezza. In tutto questo la tecnologia a cosa serve? Come twitta Graziano Maino #mainograz pensa le tecnologie non sono l'opposto del senso. Non c'è innovazione che non abbia componenti tecnologiche. Vuol dire comprendere la necessità di utilizzare gli strumenti tecnologici per attivare, sostenere, introdurre processi di innovazione sociale. Ma l'idea, la formula, l'alchimia che trasforma la cooperazione sociale in Impresa sociale innovativa, non è nel mezzo che utilizziamo ma nel fine che vogliamo raggiungere con la tecnologia.
Adesso bisogna solo trovare il senso.

giovedì 22 novembre 2012

Cooperazione sociale: impresa e innovazione

Cooperazione sociale: impresa e innovazione.
La Rete per l'innovazione nel sociale

Una novità, una sfida, una proposta: questa è la volontà di FAI, Codess FVG e Duemilauno Agenzia Sociale nell'intraprendere un percorso comune: la Rete per l'innovazione nel sociale.
Nasce così la prima Rete di Impresa sociale del Friuli Venezia Giulia che associa, in un progetto comune, tre cooperative di primaria importanza capaci di fatturare (dati bilancio sociale 2011) più di 33.000.000,00 €, di impiegare quasi 1300 lavoratori, la stragrande maggioranza soci.
Questo strumento normativo, nuovo e flessibile, è stato individuato come modalità per consolidare una collaborazione nata dal comune sentire sociale, dalla volontà di intraprendere percorsi nuovi nel contesto sempre più complesso e irrigidito del lavoro sociale.
L'innovazione è, prima di tutto, una modalità di lavoro, un metodo di ricerca e sviluppo. La Rete vuole superare l'approccio istituzionale, guardare oltre l'erogazione di servizi e ragionare su un welfare rinnovato, più vicino al cittadino, utilizzare competizione e tecnologia per migliorare la propria offerta.
Il campo sociale, nelle sue molteplici declinazioni, è oggi luogo di profonda ridefinizione strategica ed è in questo contesto che FAI, Codess FVG e Duemilauno Agenzia Sociale si propongono come motore innovativo, come stimolo per le Istituzioni e come competitor qualificati dell'offerta territoriale di servizi.
La Rete svilupperà approcci nuovi e sostenibili in aree di lavoro privilegiate: il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, la prevenzione precoce di dinamiche sociali devianti, la qualità dell'intervento personalizzato, il welfare aziendale, le politiche familiari e di conciliazione, l'housing sociale, una rinnovata attenzione ai minori infine l'attenzione per il welfare di comunità.
Il paradigma di lavoro originario della cooperazione, e della cooperazione sociale in particolare, è quello in cui il capitale sociale sia il socio lavoratore, con i suoi doveri ed anche con i suoi diritti. Questo spirito ha una forte ricaduta positiva migliorando il clima aziendale, stimolando la discussione, la democrazia e la governance interna.
La cooperazione è oggi per l'Europa un valore aggiunto di sicurezza, efficienza e qualità, un modello di sviluppo economico sostenibile che abbina mercato e sociale, rispetto del lavoro e crescita professionale, attenzione ai bisogni del lavoratore e risposta alle esigenze della comunità.
L'organigramma sarà funzionale ad un approccio leggero, aperto e sostenibile che permetterà di reperire risorse finanziare, di valutare aree di lavoro e filoni di intervento strutturando un coordinamento progettuale mirato ed efficace.
La Rete si propone come soggetto autorevole del territorio e cerca di individuare le strategie future di un settore a fortissima concentrazione di servizi consolidati e istituzionalizzati.
Come sarà la nostra comunità fra 5, 10, 20 anni? Senza questa capacità profetica un'impresa, e ancor più un impresa sociale, ha il fiato corto, rincorre più che precedere i cambiamenti.
La sfida che la Rete per l'innovazione nel sociale vuole cogliere è questa: allungare il passo, camminare guardandosi attorno, cogliere le occasioni di sperimentazione che l'Unione Europea ci offre, che le istituzioni nazionali e regionali ci propongono, che la comunità ci segnala. Confrontarsi con compagni di viaggio oggi insospettabili, imprenditori e società civile, in un cammino condiviso fatto di ascolto e partecipazione.

Andrea Satta, Coordinatore Rete d’Impresa

mercoledì 21 novembre 2012

é nata la Rete

UN PROGETTO PER L’INNOVAZIONE: nasce la “Rete per l’Innovazione nel Sociale”

Si è costituito lo scorso 2 maggio una nuova aggregazione di imprese cooperative con lo scopo dichiarato di affrontare le trasformazioni in atto nelle politiche sociali in modo efficace ed innovativo.

Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI sono tre importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia. Da circa 20 anni gestiscono servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale.
Complessivamente le tre Cooperative nella loro attività progettano ed erogano servizi a favore di migliaia di persone impiegando circa 1.300 soci-lavoratori regolarmente inquadrati nel CCNL di riferimento e intrattenendo rapporti con oltre 50 Enti, in gran parte Amministrazioni pubbliche. Il loro volume d’affari nell’esercizio 2011 è stato di oltre 33 milioni di euro.

Le tre Cooperative hanno dimensioni simili per numero di soci e per valore della produzione, hanno un concreto radicamento su tutto il territorio regionale e agiscono in coerenza con i valori della cooperazione.
Svolgono attività in parte coincidenti ma allo stesso tempo rappresentano ciascuna nella propria specificità esempi di eccellenza e innovazione in determinati ambiti.

Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI hanno da tempo colto come prioritaria l’importanza di investire in progettualità e attività innovative, che tengano conto di bisogni in forte trasformazione e che sappiano connettere diritti e costi, inclusione e sostenibilità.
Insieme le cooperative, parallelamente ai percorsi di collaborazione già in atto, hanno sentito quindi la necessità di sperimentare nuove esperienze imprenditoriali e sociali attraverso la reale messa in rete di risorse, idee, collaborazioni, per promuovere e condividere processi di sviluppo, innovazione, buone pratiche nell’ambito dei servizi socio-sanitari ed educativi regionali.

Dopo un percorso di formazione condivisa che ha visto la costituzione di un comune gruppo di lavoro composto dai quadro dirigente e tecnico delle 3 Cooperative e che ha coinvolto professionisti qualificati a livello nazionale, si è individuato nella nuova forma giuridica della Rete di Imprese - prevista dall’art. 42 della legge 122/2010 - lo strumento più adatto a formalizzare e rappresentare il progetto.
L’obiettivo strategico del contratto di Rete è precisato all’art. 4:
Condividendo l’esercizio della progettazione e gestione di servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario, le Cooperative Sociali Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI, intendono sviluppare le rispettive attività attraverso la messa in Rete di risorse e idee e lo sviluppo di comuni e coordinate azioni progettuali, al fine di accrescere la propria competitività e innovazione, …”

La Rete per l’Innovazione nel Sociale è stata formalmente costituta il 2 maggio con l’insediamento del Comitato di gestione composta da Fabio Fedrigo (Presidente FAI), Franco Fullin (Direttore Codess FVG) e Felicitas Kresimon (Presidente Duemilauno Agenzia Sociale). Già nominato un Coordinatore di progetto nella persona di Andrea Satta con il compito di promuovere e coordinare l’attuazione delle attività previste dal contratto di rete, su mandato del Comitato di Gestione e in collaborazione con gli Uffici Progettazione delle tre Cooperative.