Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post

venerdì 24 gennaio 2014

Una buona prassi da consolidare: Rete per l’innovazione nel sociale apre le porte alla Regione Istriana

Una buona prassi da consolidare: Rete per l’innovazione nel sociale apre le porte alla Regione Istriana

La Rete per l’innovazione nel sociale e il Consorzio Vives,  fra le più importanti aggregazioni del privato sociale in Regione, hanno accolto, mercoledì ventidue febbraio, un’autorevole delegazione istituzionale della Regione Istriana. I presidenti e i referenti delle Cooperative hanno accompagnato gli ospiti a visitare alcune eccellenze di gestione del sistema dei servizi alla persona del FVG.
Un’occasione, per Viviana Benussi, Vicepresidente della Regione Istria, Sonja Grozić-Živolić, Assessore alla sanità e la previdenza sociale  e Vesna Grubišić Juhas direttrice Casa di riposo Alfredo Štiglić di Pola, per toccare con mano tre esperienze di gestione diretta di servizi che le Cooperative FAI di Pordenone, Codess FVG di Udine e Duemilauno Ag. Soc. di Muggia hanno presentato come buone prassi del sistema cooperativo friulano.
L’incontro è avvenuto all’interno di un’interlocuzione iniziata da alcuni mesi, grazie all’interessamento della Presidente Benussi al sistema di welfare friulano, spinta anche dalla forte vicinanza culturale, storica e linguistica cha accomuna la comunità Istriana a quella Giuliana e Friulana.
La visita è iniziata dalla struttura per anziani autosufficienti Casa Colvera di Pordenone, eccellenza riconosciuta a livello europeo, frutto di una forte partnership e pubblico privata fra Cooperativa FAI e Comune di Pordenone. La visita, alla presenza dell’Assessore Vincenzo Romor e del Dirigente ai Servizi Sociale dott. Giovanni di Prima, ha evidenziato il forte valore innovativo di un approccio leggero alla residenzialità e il valore di esportabilità di tali modelli per le regioni di nuovo ingresso in Unione europea come la Croazia.

La Presidente Benussi ha evidenziato come proprio il forte legame con l’Italia e al contempo la volontà della Regione Istria, da lei rappresentata, di intraprendere un cammino comune in Europa, possa aprire possibili collaborazioni e scambi di conoscenze e approcci di lavoro.
La giornata è proseguita, dopo un pranzo di lavoro, a Codroipo, sede di alcune importanti realtà direttamente gestite dal Consorzio Vives e dalle Cooperative Fai, Coddess FVG e Duemilauno Ag. Soc., fra cui la recente gestione dell’ASP Daniele Moro, comprendente casa di riposo, servizi educativi e domiciliari. È stata l’occasione per visitare la Comunità residenziale per disabili “la Pannocchia”, accompagnati dal Presidente dell’Associazione omonima Claudio Gremese, una delle strutture private di questo genere più notevoli della regione. La giornata si è conclusa con la visita al vicino asilo nido comunale Mondo dei piccoli, accompagnati dal Vice Sindaco del Comune di Codroipo Ezio Bozzini. Anche in questo caso l’interesse è stato notevole così come lo scambio di opinioni e curiosità sui diversi sistemi gestionali è stato ricco di spunti e prospettive di lavoro.

Un occasione di incontro che il Consorzio Vives e la Rete per l’innovazione nel sociale intendono ripetere e consolidare.

giovedì 23 gennaio 2014

ASP MORO: IL CONSORZIO VIVES SI AGGIUDICA IL SISTEMA DEI SERVIZI D’AMBITO

ASP MORO: IL CONSORZIO VIVES SI AGGIUDICA IL SISTEMA DEI SERVIZI D’AMBITO


Il primo gennaio 2014 il Consorzio Vives ha avviato la gestione del sistema dei servizi che fanno capo all’ASP “Daniele Moro” di Codroipo, Ente Gestore dell’Ambito Distrettuale 4.4.
SI tratta per il CONSORZIO VIVES, promosso da Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI tre importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia, del primo importante banco di prova.
La nuova aggregazione, forte di una più che ventennale esperienza di gestione di servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale e nel Veneto orientale, diviene così oggi uno dei più autorevoli competitor del sistema di Welfare regionale.
L’ASP Moro rappresenta un unicum in regione come soggetto gestore di una molteplicità di servizi su un ampio territorio costituito da 11 comuni del comprensorio codroipese: Casa di riposo, Servizio Educativo Territoriale, Servizio di Assistenza Domiciliare, Centro diurno anziani, trasporti sociali e tutte le attività di manutenzione, guardania, pulizia che un complesso sistema strutture  e prestazioni sociali comporta.
Bandita nell’autunno scorso la gara ha segnato un passaggio: un ritorno alla Cooperazione Sociale regionale di uno delle più importanti e complesse gare del territorio regionale. La somma dei servizi in appalto  infatti ha un fatturato annuo complessivo di oltre tre milioni e settecentomila euro e, grazie ad un importante accordo sindacale stipulato nel passaggio dal precedente gestore, il Consorzio VIVES ha salvaguardato oltre 130 posti di lavoro fra cui molti Educatori, Operatori Socio Sanitari e Assistenti domiciliari.

I cittadini dell’Ambito potranno così continuare a fruire della qualità delle prestazioni sociali che fino ad oggi hanno servito oltre 90 ragazzi nei servizi educativi (S.E.T.), 270 fra anziani e disabili di assistenza domiciliare (S.A.D.) e 130 ospiti presso la Casa di Riposo di Codroipo.  Sono numeri  che danno la dimensione di un insieme di persone, operatori, responsabili, coordinatori, manutentori ed anche cittadini, rappresentanti istituzionali e non che saranno chiamati a lavorare per il mantenimento e la crescita di questa importante realtà regionale.
Il CONSORZIO VIVES nasce ad aprile 2013 con lo scopo dichiarato di affrontare le profonde trasformazioni in atto nelle politiche sociali, intende proporsi sul mercato in modo competitivo, efficace ed innovativo.
Le promotrici Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI sono fra le più importanti cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia. Da circa 20 anni gestiscono servizi alla persona in ambito sociale, educativo, sanitario a favore di anziani, minori, prima infanzia, disabili, persone con disagio psichico, in tutto il territorio regionale e nel Veneto orientale.


giovedì 20 dicembre 2012

Il Nido Diffuso - Comunicato Stampa


Il Nido Diffuso
Comunicato Stampa



Mercoledì 19 dicembre la Rete per l’Innovazione nel Sociale ha presentato, presso la sede della Regione FVG di Udine, il progetto Nido Diffuso.
La conferenza stampa è stata organizzata con la preziosa collaborazione dell’Assessorato all'istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo e cooperazione, dell’Assessore Roberto Molinaro e del P.O. Dott. Fabrizio Spadotto.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di sperimentazione che ha portato all'approvazione di un nuovo regolamento di attuazione (230/pres del 04/10/2011) della L.R. 20/2005, che introduce in modo stabile la figura dell'Educatrice Domiciliare.
L’Assessore Molinaro, introducendo l’incontro, ha ribadito come: la cura e l'educazione dei nostri figli sia oggi uno dei temi ricorrenti della politica familiare regionale e la prima infanzia è un momento estremamente importante per la crescita.
Una particolare attenzione è stata data dall’Assessore al percorso di condivisione e confronto che la Rete per l’Innovazione nel Sociale, che rappresenta tre importanti realtà cooperative del territorio regionale - Codess FVG, FAI e Duemilauno Agenzia Sociale - ha portato alla predisposizione del modello presentato.
Il Direttore di Codess FVG e Presidente della Rete per l'Innovazione nel Sociale, Franco Fullin, ripercorrendo il percorso di costituzione della rete e dei suoi valori e obiettivi, ha sottolineato come la rete sia nata dalla necessità di sperimentare nuove esperienze imprenditoriali e sociali attraverso la messa in rete di risorse, innovazioni e buone pratiche nell’ambito dei servizi socio-sanitari ed educativi regionali.
Il progetto, presentato da Andrea Satta, Coordinatore Rete per l'Innovazione nel Sociale, parte dal modello di origine tedesca Tagesmutter e introduce un nuovo modo di progettare servizi per la prima infanzia coinvolgendo le famiglie e l’associazionismo, stimolando l'autoimprenditorialità ed allo stesso tempo garantendo competenza, sicurezza, cura ed attenzione.
Particolare rilievo viene data al ruolo educativo ma anche, come ribadito dal Coordinatore, al rispetto dei tempi di lavoro di vita delle educatrici, così come delle famiglia e dei bambini: questi sono i valori imprescindibili per la Rete di impresa sociale. Il Nido Diffuso vuole coniugare esperienza, competenza e innovazione introducendo nel sistema integrato dei servizi prima infanzia un modello di lavoro flessibile, territoriale e cooperativo. I principi del modello sono riassumibili in tre parole chiave: la diffusione e la sua capacità di offrire risposte puntuali a problemi ed esigenze concrete delle famiglie; l’integrazione ovvero la presenza di un sistema reticolare di servizi, direttamente gestiti dalle Cooperative, che assicura coordinamento, formazione, supporto pedagogico ed amministrativo; la cooperazione intesa come capacità imprenditoriale di avviare, coordinare e sviluppare nuovi modelli lavorativi.
Cristina Benes, Referente Area Nido della cooperativa Duemilauno agenzia sociale, ha introdotto la Carta dei Servizi che definisce gli standard di qualità del servizio rivolto alle famiglie. Il progetto, come è stato spiegato ai numerosi interlocutori istituzionali e del mondo cooperativo presenti, pone al centro il “bambino e la sua famiglia”, proponendosi di accogliere il bambino in un ambiente sicuro, protetto e familiare, nel quale possa esprimere liberamente le proprie potenzialità relazionali, cognitive ed affettive, e di sostenere la famiglia nell’importante funzione genitoriale.
A conclusione della Conferenza Stampa Il dott. Fabrizio Spadotto, P.O. coordinamento interventi regionali promozione e sostegno della famiglia e dell’infanzia, ha ribadito la volontà del servizio di continuare il proficuo lavoro di confronto in modo che il Nido Diffuso possa divenire un'occasione per avviare una nuova offerta per la prima infanzia, per integrarla con l'esistente e per sperimentare un modello innovativo di intervento territoriale.


mercoledì 19 dicembre 2012

Il Nido Diffuso

Presentazione del servizio




La cura e l'educazione dei nostri figli appare oggi come uno dei temi ricorrenti della politica familiare sia nazionale che regionale. La prima infanzia, dalla nascita ai tre anni, è un momento estremamente importante per la crescita; la casa è il nostro luogo più intimo, più accogliente e la famiglia la nostra struttura sociale naturale. Ricreare un luogo e una situazione familiare sono i presupposti per l'offerta di un Servizio Educativo Domiciliare.
Da molti anni il modello di origine tedesca Tagesmutter, declinato in Italia a partire dalle esperienze trentine e sud tirolesi, si pone come valida integrazione all'offerta di servizi rivolti alla prima infanzia.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di sperimentazione che ha portato all'approvazione di un nuovo regolamento di attuazione (230/pres del 04/10/2011) della L.R. 20/2005, che introduce in modo stabile la figura dell'Educatrice Domiciliare.
Si tratta di un nuovo modo, almeno per la nostra regione, di progettare servizi per la prima infanzia coinvolgendo le famiglie e l’associazionismo, stimolando l'autoimprenditorialità ed allo stesso tempo garantendo competenza, sicurezza, cura ed attenzione.
Il nido è il luogo dell'accoglienza comunitaria dove i bimbi imparano a stare con gli altri, imparano regole e diritti, imparano il valore del gioco e dell'apprendimento. L’attenzione del ruolo educativo, la competenza e la capacità degli operatori prima infanzia, il rispetto dei tempi di lavoro di vita delle educatrici, così come delle famiglia e dei bambini: questi sono i valori imprescindibili per la Rete per l'Innovazione nel Sociale.
Su queste basi è stato costruito il modello Nido Diffuso che integra la figura della Educatrice Domiciliare con i valori del sistema nido d’infanzia.
Il Nido Diffuso è un progetto innovativo che vuole coniugare esperienza, competenza e innovazione introducendo nel sistema integrato dei servizi prima infanzia un modello di lavoro flessibile, territoriale e cooperativo.

Il primo principio del modello è la sua diffusione e la sua capacità di offrire risposte puntuali a problemi ed esigenze concrete delle famiglie. In particolare garantisce la specializzazione delle case, l’accoglienza in piccoli gruppi, il rapporto numerico educatrice/bambini molto basso, la predisposizione di progetti educativi personalizzati ed infine è una soluzione alla lontananza da altri servizi prima infanzia.
Il secondo principio è la sua reale e operativa integrazione. La presenza di un sistema reticolare di servizi, direttamente gestiti dalle Cooperative promotrici, assicura un coordinamento costante, la formazione continua e qualificata, il supporto pedagogico ed amministrativo, la risoluzione immediata e professionale delle assenze, imprevisti o malattie delle educatrici.
Il terzo principio è la cooperazione intesa come capacità imprenditoriale di avviare, coordinare e sviluppare nuovi modelli lavorativi. La capacità di stimolo dell'empowerment comunitario e personale, che la cooperazione è in grado di offrire, si declina in un nuovo modello di imprenditorialità diffusa, sostenuta e governata. Essere imprenditrici di se stesse diventa uno dei due fattori, l'altro è la capacità di fare rete, comunità e sistema attraverso la presenza di un soggetto gestore autorevole come la Cooperazione sociale.
Il Nido Diffuso è un'occasione per avviare una nuova offerta per la prima infanzia, per integrarla con l'esistente e per sperimentare un modello innovativo di intervento territoriale.


mercoledì 12 dicembre 2012

Progetti per le famiglie: il nuovo welfare passa per l'associazionismo?


Progetti per le famiglie: il nuovo welfare passa per l'associazionismo?
Andrea Satta e Elisa Giuseppin

La famiglia diviene sempre di più lo snodo delle politiche regionali di welfare. Questa svolta, iniziata ormai da alcuni anni con l'approvazione della L.R. 11/2006, ha visto una sua concreta realizzazione nella erogazione dei contributi legati al Bando Famiglia 2012.
Sabato 29 settembre, alla presenza dell'assessore Roberto Molinaro e dei rappresentanti dell'Area Welfare di Palmanova (Ente gestore del finanziamento), sono state date le prime indicazioni sulla realizzazione dei progetti.
La dott.ssa Carrà dell'Università Cattolica di Milano, ha delineato le prospettive future di integrazione fra sistemi socio-assistenziali e associazionismo familiare. Si tratta di un approccio che affonda le sue radici nel Libro Bianco La vita buona nella società attiva del 2009 in cui la famiglia e la partecipazione degli attori comunitari era stata delineata come possibile risorsa del sistema di welfare.
[la famiglia] è soprattutto il nucleo primario di qualunque Welfare, in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perché sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli e innovazioni.
Il ministro Sacconi aveva individuato l'ossimoro di universalismo selettivo come cardine del sistema misto di welfare.
È un modello che valorizza la responsabilità degli individui e la capacità dell’attore pubblico di stabilire ordini di priorità e dosare le risorse per mantenere il più possibile ampia la platea delle prestazioni e dei beneficiari, nel rispetto degli equilibri finanziari e senza introdurre discontinuità nei trattamenti.
I dati e le tecniche che gli intervenuti al convegno hanno evidenziato come buone prassi, passano tutte attraverso lo spontaneismo familiare che si struttura per divenire associazionismo e poi comunità.
Si passa dunque da una visione assistenziale, in cui professionalità, strutturazione e normazione hanno un peso predominante, ad un sistema che vede nella capacitazione (empowerment) dei fruitori finali il modello predominante.
In questo contesto quale diventa il ruolo dell'operatore, quale quello della cooperazione sociale? Che fine faranno gli investimenti della cooperazione nella formazione? Che fine faranno le risorse umane e finanziarie messe in campo per la crescita dei propri operatori?
La risposta, che solo parzialmente ci soddisfa, è che l'operatore in primis, e poi la cooperazione sociale, debbano diventare degli agenti di stimolo all'autorganizzazione familiare e comunitaria. Ciò significa ridefinire il ruolo dei servizi, la tipologia degli interventi e la destinazione dei finanziamenti in funzione di un welfare ancora da costruire e i cui confini rimangono, nonostante la buona volontà e l'impegno dell'Assessorato alla Famiglia, incerti.
Il bando famiglia, a cui FAI ha partecipato e ottenuto il finanziamento, è così occasione per dimostrare come il welfare aziendale possa divenire una buona prassi di quest'alchimia, ovvero la palestra in cui i soci (familiari e al contempo lavoratori) possano trovare nuove forme di autosostegno, partecipazione e condivisione degli obiettivi generali.
L'ottimo successo del Bando, pubblicato in febbraio, indica come sia forte e presente il bisogno di intervenire in aree scoperte, come ad esempio quelle dedicate all'infanzia e alla formazione, così come appare evidente dalla distribuzione territoriale, la forte vocazione associativa delle Provincie di Pordenone e Udine.
Un punto di forte criticità è dato dalla bassa presenza di cooperative sociali quali soggetti proponenti, evidenziando ancora un forte scollamento fra indirizzi politici e attuazione degli stessi nel contesto cooperativo. Infatti dei 123 progetti approvati, solo 8 sono stati ottenuti dalla cooperazione sociale, nonostante fossero, insieme alle associazioni, i soggetti attuatori del Bando.
C'è da chiedersi quale sia la ragione di questa bassa partecipazione in un momento di forte crisi e di difficoltà di accesso ai finanziamenti. Una prima spiegazione potrebbe stare nella difficoltà delle organizzazioni complesse, e l'impresa sociale sicuramente lo è, a cogliere i cambiamenti in modo veloce e leggero. D'altra parte le cooperative sono oggi i soggetti principali del sistema di welfare locale e il loro coinvolgimento è il criterio guida per la realizzazione del sistema integrato di servizi e interventi, come la L. 328/00 e la L.R. 6/2005 hanno definito ormai da anni. La capacità delle Cooperative di innovare, di competere, di rispondere in modo professionale ai bisogni è uno dei tasselli, forse uno dei più importanti, dell'intero sistema di welfare e la partecipazione a questi processi sistemici non può essere delegata ai rappresentanti dell'associazionismo e del volontariato che hanno altro ruolo e altra capacità di intervento.
In conclusione la partecipazione a progetti che pongano in primo piano la famiglia diviene per le cooperative, e il percorso sulle politiche di conciliazione FAI lo dimostra, un metodo di lavoro in cui è l'empowerment dell'intero sistema aziendale a produrre il vero valore aggiunto per la comunità.